Comunicato stampa
LA SPAGNA AL FEMMINILE: GENOVA INCONTRA CADICE, QUANDO IL MARE RACCONTA STORIE DI DONNE, SAPORI E TERRITORIO
Milano, 24 di giugno di 2026
L'ottava tappa di La Spagna al Femminile approda al Ristorante Teresa di Pegli: Tina Cosenza e Petri Benítez protagoniste di un pranzo a quattro mani tra Liguria e Andalusia che ha lasciato il segno C’è un momento, in certi pranzi, in cui il tempo sembra fermarsi. Accade quando il cibo smette di essere semplicemente nutrimento e diventa racconto, quando l’ospitalità di un luogo ti avvolge come una coperta familiare, quando intorno a un tavolo si crea qualcosa di irripetibile. È successo ieri, lunedì 23 giugno, nella sala del Ristorante Teresa dal 1968, affacciato sulla piazza del Lido di Pegli, a Genova. La Spagna al Femminile è una serie itinerante di eventi gastronomici che mette in dialogo chef donne spagnole con le tradizioni culinarie locali italiane. In otto edizioni il progetto ha attraversato l’Italia raccontando territori, ingredienti e identità attraverso la voce e le mani di cuoche che fanno della cucina un atto culturale prima ancora che gastronomico. Ogni tappa è un viaggio tra tradizione, territorio e sostenibilità. Quella di ieri è stata la prima volta a Genova e la città ha risposto grande interesse. Qui, nell’ottava edizione di La Spagna al Femminile -il progetto promosso dall’Ente Spagnolo del Turismo a Milano (Turespaña), realizzato in questa occasione grazie alla collaborazione del Patronato Provincial de Turismo de Cádiz, che dal 2022 porta le eccellenze della cucina spagnola al femminile nelle città italiane- si è consumato un incontro che ha avuto la qualità rara delle cose autentiche: intimo, caldo, necessario. Le protagoniste: Tina e Petri, due donne, due mari A tessere il filo di questo incontro, due chef che sembrano fatte della stessa materia: la passione viscerale per il proprio territorio, la capacità di trasformarlo in emozione nel piatto. Tina Cosenza è l’anima del Ristorante Teresa, fondato dalla sua famiglia nel 1968 e da allora punto di riferimento della ristorazione genovese a Pegli. Tina ha ereditato non solo una cucina ma una storia: quella dei pescatori e dei commercianti della Liguria di mare, dei mercati dell’alba, della salsa verde del cappon magro che si prepara ancora con la stessa cura di un tempo. Nella sua sala ogni ospite diventa parte di una famiglia allargata — e ieri non è stato diverso. Petri Benítez arriva dall’altra parte del Mediterraneo, da Venta Melchor a Conil de la Frontera, nel cuore della provincia di Cadice. Il suo è un ristorante di territorio nel senso più profondo del termine: aperto nel 1960, porta avanti da oltre sessant’anni una fedeltà alle radici che si sente in ogni piatto. La sua cucina parla di Atlantico, di vento, di tonno rosso catturato con l’antica arte dell’almadraba, di saline che profumano di iodio e di storia. Quando le due si sono incontrate nella cucina di Teresa, è nata subito quella complicità silenziosa che hanno i cuochi veri: il rispetto reciproco per il lavoro altrui, la curiosità, la gioia di imparare qualcosa di nuovo dall’altra. Il menu: un dialogo tra due mari Il pranzo — un menu degustazione a quattro mani con abbinamento vini — ha preso la forma di una conversazione tra due coste bagnate dallo stesso sale, divise dalla geografia ma unite dall’amore per il mare e per i prodotti che restituisce. Gli aperitivi Gli aperitivi hanno dato il tono dell’incontro: un’acciuga fritta con maionese al plancton firmata Tina — omaggio alla tradizione ligure riletto con un ingrediente andaluso — seguita dai chips di chorizo con tartare di seppia, un dialogo inaspettato tra terra iberica e mare genovese. Petri ha risposto con il tarantello di tonno rosso di Almadraba dorato con crema affumicata di melanzane, uno dei tagli più nobili del tonno proposto nella sua essenza più pura, e con un salmorejo di pomodori primor con jamón ibérico de bellota che ha portato in sala il calore assolato dell’Andalusia. Tina ha poi sorpreso con un bottone di baccalà, aglio, olio e peperoncino con bottarga di tonno di Almadraba — un ponte preciso tra le due tradizioni marinare. A coronare gli aperitivi, una sorpresa: le tortillitas de camarones, la frittella di gamberetti iconica di Cadice, hanno fatto il loro ingresso inaspettato suscitando meraviglia e sorrisi. Un gesto semplice e generoso, come tutto ciò che è davvero buono. Il Menu I piatti principali hanno segnato il cuore del pranzo. Petri ha aperto con il tartar di tonno rosso di Almadraba con croccante di alghe delle saline: un piatto che racconta la straordinaria biodiversità del litorale gaditano, dove il tonno rosso — simbolo gastronomico di Cadice da tremila anni — incontra le alghe che crescono rigogliose nelle acque calme della baia. Petri ha poi portato in tavola la ventresca di tonno di Almadraba stufata lentamente con cipolle — “Rojo y Colorao”, come la chiama — una ricetta che racconta secoli di cultura della pesca nella costa atlantica andalusa. Tina ha risposto con il Cappon Magro, monumento della cucina genovese, con la sua elegante stratificazione di pesce, crostacei, verdure e salsa verde: un piatto che è già, da solo, una storia di mare. A chiudere il cerchio, il dessert di Tina: un tortino soffice alle mandorle con zabaione al Pedro Ximénez, dove le mandorle comuni a entrambe le tradizioni mediterranee incontrano il vino passito di Jerez come sigillo dolce di questo viaggio a due voci. I vini I vini in abbinamento hanno accompagnato ogni momento con discrezione e personalità: il Torre de Ceres Palomino delle Bodegas Miguel Domecq, bianco di albariza dal carattere complesso e dalla struttura elegante, e il Pedro Ximénez fornito dal Consejo Regulador delle Denominazioni di Origine dei Vini di Jerez e Manzanilla di Sanlúcar de Barrameda. A fare gli onori durante gli aperitivi, il Cream e la Manzanilla, quella fresca e inconfondibile, affinata sotto il velo di flor sulle rive del Guadalquivir. Blanca Pérez-Saquillo, direttrice dell’Ente Spagnolo del Turismo a Milano, ha sottolineato il valore del progetto: «Da Turespaña proponiamo al viaggiatore italiano un viaggio lento alla scoperta di territori come Cadice, destinazioni che si rivelano senza fretta, attraverso le loro tradizioni, la loro gente e la loro gastronomia. Oggi abbiamo portato a Genova un piccolo assaggio di questa terra capace di combinare come poche altre la tradizione, che si gusta in un tonno con cipolle, con proposte più contemporanee e raffinate come la tartare di tonno con croccante di plancton. Ma soprattutto abbiamo portato a Genova il calore, la simpatia e l'autenticità della gente di Cadice: il lusso di una terra semplice che sa far sentire ogni visitatore come a casa.» Isabel Montaldo, responsabile promozione Patronato Provincial de Turismo de Cádiz, ha aggiunto: «Cadice non è soltanto una destinazione da visitare, ma un luogo da vivere e da sentire. È una terra che conquista attraverso il suo ritmo, la sua luce, il suo mare e soprattutto l'autenticità della sua gente: "Cádiz es para sentirla.» Cadice: un territorio che profuma di storia e di mare Cádiz (o Cadice, come l chiamiamo in italiano) è una delle province spagnole più straordinarie e meno conosciute. La sua città capoluogo è considerata la più antica dell’Europa occidentale, con oltre tremila anni di storia. Fenici, Romani, Arabi e poi i grandi navigatori verso le Americhe: ogni civiltà ha lasciato qui la propria traccia, mescolandosi in un’identità unica, cosmopolita e tenace. La provincia si affaccia su 260 chilometri di costa atlantica, con spiagge che si estendono per decine di chilometri e sei parchi naturali. Qui nasce il tonno rosso dell’almadraba, la tecnica di pesca più antica del Mediterraneo, praticata da secoli lungo le coste di Zahara de los Atunes, Barbate, Conil e Tarifa. Qui si producono i grandi vini di Jerez — fino, oloroso, pedro ximénez, manzanilla — nelle cantine storiche che sembrano uscite da un film. Cadice è anche la città del celebre Carnevale, uno dei più importanti di Spagna, famoso per le sue chirigotas: gruppi musicali satirici che, con ironia e creatività, raccontano ogni anno l'attualità e l'identità della città. Jerez de la Frontera è anche la capitale mondiale del cavallo andaluso: la Real Escuela Andaluza del Arte Ecuestre ogni settimana trasforma l’equitazione in un vero balletto, uno spettacolo di grazia e disciplina che non ha eguali. Ogni anno, migliaia di appassionati di motori convergono qui per il Gran Premio di Spagna di MotoGP, uno degli appuntamenti più attesi del mondiale. E poi ci sono i pueblos blancos, i paesi bianchi arroccati sulle colline della Sierra — Arcos de la Frontera, Grazalema, Zahara de la Sierra, Vejer de la Frontera — dove il tempo scorre più lento e la vita odora ancora di tradizione. L’atmosfera: sentirsi a casa Chi era presente ieri a Pegli lo sa: l’evento aveva qualcosa di raro. La dimensione familiare del Ristorante Teresa — con le sue pareti cariche di storia, il servizio premuroso, la sala che sa ancora di quei pranzi della domenica che non esistono più altrove — ha creato il contesto perfetto per un incontro senza fronzoli, dove le due chef hanno cucinato con la stessa naturalezza con cui si cucina per gli amici. Gli ospiti hanno percepito questa autenticità immediatamente. C’era qualcosa nell’aria di quel lunedì a Pegli che non si pianifica: la sensazione di essere nel posto giusto, con le persone giuste, a mangiare le cose giuste. Il cibo di Tina e Petri non cercava di stupire: cercava di emozionare. E ci è riuscito. La Spagna al Femminile: un progetto in crescita L’ottava tappa del progetto conferma la vitalità di un’iniziativa che sa rinnovarsi rimanendo fedele alla propria vocazione: raccontare la Spagna attraverso le donne che ne custodiscono la memoria gastronomica. Nelle edizioni precedenti il progetto aveva già attraversato alcune delle regioni più affascinanti della Spagna — Asturie, Comunità Valenciana, Galizia, Aragona (con Saragozza), Castiglia-La Mancia, Navarra e La Rioja — e ogni tappa ha lasciato tracce di sé nel pubblico italiano. Quella di Genova con Cadice aggiunge un capitolo marino e andaluso a questa mappa straordinaria.
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